TREVISO - Una nuova convivenza non comporta automaticamente la perdita del diritto all'assegno di mantenimento da parte dell'ex coniuge. Bisogna valutare la reale situazione economica, i sacrifici e il contributo dato dal coniuge più debole alla vita matrimoniale. I giudici fanno riferimento al principio stabilito dalle Sezioni Unite nel 2018, secondo la quale l'assegno serve a riequilibrare le rinunce fatte da uno dei coniugi che possano avere comportato una minore autonomia economica proprio per dedicarsi alla famiglia.

È una separazione difficile quella finita all'esame della Cassazione con accesi contrasti nella coppia anche per l'affidamento delle figlie minorenni di 8 e 13 anni, che vivono con la mamma ma sotto la supervisione dei servizi sociali. Non solo, anche la situazione patrimoniale dell'ex marito, titolare di società all'estero, non sembra del tutto chiara, visto che la documentazione, almeno secondo i giudici di merito, non è stata depositata. Il Tribunale di Treviso aveva stabilito che l'ex marito dovesse versare la somma mensile complessiva di duemila euro (mille per ciascuna figlia) oltre al mantenimento, destinato all'ex moglie, ossia 1.500 euro mensili. Un matrimonio breve (poco più di un anno) anche se la convivenza era precedente, circostanza che l'uomo ha messo in evidenza davanti alla Corte d'appello, sostenendo che la donna vive già da due anni con un altro uomo e che la nuova vita e i redditi del compagno fossero ampiamente sufficienti a garantire alla ex e alle bambine uno stile di vita elevato. Richiesta accolta dalla Corte d'Appello che aveva anche rivisto il mantenimento delle figlie a 700 euro ciascuna ed eliminato del tutto l'assegno. Ma la Cassazione ha bocciato in toto la sentenza, impugnata da entrambi i coniugi e ha rinviato la decisione per una nuova valutazione del caso.