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Netanyahu ha convinto l'alleato con le prove sui progressi del programma atomico. E i successi dei raid fanno intravedere agli Usa la possibilità del nuovo ordine dell'area

Trump ha cominciato a prendere decisioni definitive quando, da venerdì scorso, le notizie delle azioni di Israele nella guerra contro l'Iran si sono disegnate come uno stupefacente successo a fronte del potere più abominevole del mondo. È qui che Trump, al di là della sua indubbia simpatia per Israele, ha cominciato a connettere la sua determinazione a costruire con la sua presidenza una nuova condizione mondiale segnata da una pax americana, con la scelta israeliana di liberarsi dall'atomica e dall'aggressività degli iraniani. È rivelatore che nella breve conversazione di ieri coi giornalisti Trump abbia pronunciato la frase che caratterizzò la decisione degli Alleati di fronteggiare il nazifascismo: dall'asse, dissero, nient'altro che una "resa incondizionata", lasciare le armi e il potere. Per Khamenei, dunque, rinunciare all'egemonia atomica e ideologica, abbandonare la minaccia di distruggere Israele e il potere con cui schiaccia il suo popolo.