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Il premier Netanyahu avrebbe comunicato a Trump l'intenzione di lanciare l'attacco su Teheran anche senza l'aiuto Usa nella fase offensiva
L'attacco israeliano sull'Iran ha sorpreso molti, ma non tutti. A mezza voce, ma nemmeno tanto, circolava da giorni l'ipotesi che Benjamin Netanhyau avrebbe colpito Teheran, tanto che anche Donald Trump ha intimato che non venissero condotti attacchi sull'Iran. Ma è probabilmente poco prima che il presidente degli Usa si esprimesse che Netanhyau avrebbe deciso di attaccare e potrebbe essere arrivato a questa conclusione lunedì, dopo una telefonata di 40 minuti con Trump. Il Commander in Chief Usa sarebbe stato contrario fin dall'inizio e avrebbe escluso il suo coinvolgimento ma Netanhyau ha annunciato l'intenzione di procedere anche da solo.
E così è stato. Come riferisce il Corriere della sera, le ultime 48 ore di Netanhyau sono state scandite normalmente tra una giornata in tribunale e un incontro con Javier Milei, presidente argentino, in parlamento. Il premier israeliano si è anche mostrato influenzato nelle sue uscite pubbliche. Ieri ga trascorso la maggior parte del suo tempo alla Knesset per evitare di perdere la maggioranza, minacciata dalla diserzione degli ebrei ultra-ortodossi che chiedono il prolungamento dell'esenzione da servizio militare dei loro studenti. A questo attacco, Netanhyau pare stia pensando dal 2009, da quando ha riconquistato la carica di primo ministro. La minaccia atomica iraniana è insopportabile per il governo di Netanhyau, che nel suo raid ha colpito molti dei siti in cui il Paese dell'Ayatollah Ali Khamenei amplia il suo programma nucleare e arricchisce l'uranio oltre i limiti consentiti.






