La prima volta ha vinto, la seconda ha stravinto. Sergio Giordani governa Padova da otto anni e ogni settimana è chiamato a compiere acrobazie diplomatiche per tenere insieme i pezzi di una maggioranza che va da Azione alla sinistra radicale. Il Pd veneto aveva pensato a lui per il ruolo di candidato presidente e adesso, per la prima volta, il sindaco-equilibrista conferma quella proposta. L’obiettivo del suo intervento però è un altro: richiamare all’unità e invocare una larga alleanza.
Sindaco, il Pd nei mesi scorsi ha sondato vari nomi tra cui il suo. Conferma?
«E’ vero. Ho avuto qualche lunga chiacchierata con Andrea Martella, un amico. Anche altre persone che stimo si sono fatte sentire. Mi ha lusingato, mi ha fatto piacere cogliere che la mia figura potesse essere apprezzata anche da altre forze politiche».
Però ha declinato. Perché?
«La mia risposta è arrivata presto ed è stata ragionata. Per dare una mano ci sarò: sono un civico moderato e il mio campo è questo. La mia prima responsabilità però è per Padova. Ho mezzo miliardo di fondi Pnrr solo sul nuovo tram che è nella sua fase più delicata, più tanti altri progetti. Il mio posto è qua, devo portare a termine gli impegni assunti con la città che amo».






