Non soltanto Antonino (Sergio) Gambino, l’ex assessore alla Sicurezza ed alla Protezione Civile, indagato di corruzione e di aver prodotto e diffuso insieme al comandante della Polizia Locale Gianluca Giurato il dossieraggio contro la candidata del centrosinistra Silvia Salis poi diventata sindaca. La vicenda dell’incidente stradale, in cui nel 2024 fu coinvolta la prima cittadina di Genova, data in pasto al quotidiano La Verità per sporcare Salis, è molto circoscritta, sebbene delinei uno spaccato di basso profilo.
La parte più corposa è invece quella della corruzione. Ma Gambino non può aver fatto tutto da solo. Tanto che «risulta necessario identificare l’ulteriore o gli ulteriori soggetti pubblici coinvolti nell’attività corruttiva del pubblico ufficiale indagato, appartenenti a segmenti dell’amministrazione comunale di Genova contigui alla sfera funzionale di Gambino, come delineata nei fatti descritti nell’incolpazione». Tutto ciò si legge nel decreto di perquisizione firmato dal pm Arianna Ciavattini e Federico Manotti della Procura di Genova.
L’inchiesta, dunque, si allarga. Soprattutto il filone della corruzione. Nelle 23 pagine, tra un bonifico e l’altro ricevuti da diversi imprenditori in cambio di favori, soldi finiti nelle disponibilità di Gambino (oggi consigliere comunale di Fratelli d’Italia), nel filone corruzione si evidenziano “significativi profili di violazione di legge, che per necessità implicano la sussistenza di responsabilità concorrenti con quella del pubblico ufficiale indagato e che ricadono su agenti pubblici che avessero la gestione diretta dei procedimenti amministrativi, con adozione dei pertinenti atti; procedimenti riconducibili come capofila all’assessorato alle Politiche Sociali». Ovvero, alla ex collega assessora Lorenza Rosso (non indagata).











