L’esperienza di un anno quale Commissario straordinario aggiunto dell’Adsp di Genova e Savona (denominazione di gran lunga preferibile a quella burocratico ministeriale che richiama il “Mar Ligure occidentale”) mi induce a offrire al nuovo Commissario e alla comunità portuale qualche sintetico spunto di riflessione.

Nell’Adsp lavorano professionisti di altissimo livello, chiamati, nel corso degli ultimi anni, a gestire situazioni e responsabilità oltre ogni ragionevole limite: la pressione esterna, il senso di perdita di autorevolezza hanno determinato in loro un senso di isolamento cui è necessario porre fine per programmare una piena ripartenza. Nella stagione dell’ultimo commissariamento, l’autorevolezza e l’enorme capacità di lavoro dell’Amm. Massimo Seno ha avviato questo percorso di (ri)valorizzazione che il nuovo Commissario Avv. Matteo Paroli potrà agevolmente portare a compimento: dentro l’Ente troverà tutte le risorse utili per pensare a una ristrutturazione organizzativa che elimini alcune ridondanze e inietti maggiore efficienza nella macchina amministrativa.

Comunicare all’esterno e sentire gli operatori è importante, ma non bisogna dimenticare che, nell’attuale configurazione normativa, l’Adsp è un ente pubblico, governato da regole pubbliche, esposto al controllo della Corte dei Conti e delle altre magistrature; deve trattare tutti paritariamente e applicare per tutti le medesime regole, mantenendo sempre, anche nei comportamenti, una riconoscibile terzietà. Troppe volte, in passato, molti, in virtù della loro maggiore o minore forza economica, hanno preteso rapporti privilegiati, canali di comunicazione individuali che, come dimostrano le note vicende dell’inchiesta che ha investito il porto, hanno condotto ad eccessi intollerabili. Ma non sempre l’esperienza insegna se è vero, com’è vero, che, nell’ultimo commissariamento, l’accusa ai commissari di “non comunicare” è stata formulata più volte. Non era sociopatia o isolazionismo in salsa portuale. Era una forma di rispetto per tutti finalizzata a privilegiare il dialogo con le organizzazioni sindacali e di categoria, e non con i singoli, per dare un segnale di tipo istituzionale che qualcuno non ha saputo o voluto cogliere.