I fondali marini sono e rimangono ignoti: li studiamo ma troppo poco, e quelli che abbiamo studiato si trovano più o meno sempre nelle stesse zone, mappate grazie alle iniziative di pochi paesi. La conseguenza è che non conosciamo affatto i fondali marini profondi, ovvero quelli che si trovano a 200 metri e più di profondità. Non ne abbiamo osservati infatti che appena lo 0.001%, e questo buco di conoscenza rischia di mettere a rischio tutti gli sforzi di conservazione necessari.
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A raccontare tutto questo, presentando i dati di una estesa analisi di tutte le attività di mappatura dei fondali marini profondi, è stato il lavoro guidato da Katy Croff Bell dell’Ocean Discovery League e National Geographic Explorer.
Queste aree, quelle del mare profondo, rappresentano circa i due terzi di tutto il nostro pianeta e sono cruciali per la vita, in modi diversi: servono a regolare il clima, per la produzione di ossigeno, cibo e medicinali, ricordano gli autori dalle pagine di Science Advances. Ma se da un lato sappiamo quanto è prezioso questo (enorme) pezzo di Terra, di fatto non lo conosciamo e non conoscerlo equivale a non proteggerlo. "Abbiamo bisogno di una comprensione molto più approfondita degli ecosistemi e dei processi degli abissi oceanici per prendere decisioni informate sulla conservazione e gestione delle risorse", ha commentato Croff Bell in una nota, illustrando i dati del proprio lavoro.






