L’industria europea dell’auto, come tutti sappiamo, non se la passa bene in quest’epoca segnata da guerre e tensioni geopolitiche, e non naviga in acque tranquille nemmeno quella che è stata per anni la forza trainante del comparto nel Vecchio Continente, ovvero la Volkswagen. Pur avendo contenuto la flessione delle vendite globali nel -3,5%, con circa 9 milioni di veicoli consegnati, il colosso di Wolfsburg è alle prese con una delle crisi più difficili della sua storia, che l’ha costretto a chiudere i conti del 2024 con un utile operativo in calo del 15%, profitti netti giù del 30%, varo di un piano di risparmi senza precedenti, da 15 miliardi annui a regime, e taglio di 35mila posti di lavoro in Germania entro il 2030. Tutto ciò – sarà bene chiarirlo – non ha fermato però i progetti mirati al rilancio, che anzi rappresentano una capacità di reazione sostenuta da visione strategica e indiscutibile capacità progettuale, condizioni imprescindibili per affrontare le incognite di un futuro tutto da scoprire e per assecondare l’incoraggiante ripartenza del 2025, con 2,1 milioni di veicoli venduti nel primo trimestre 2025 (+0,9%), crescita in Europa (+4%) e Sudamerica (+17%), cui si contrappongono però le perduranti difficoltà in Cina (-6%) e USA (-2%).