Rimandato il conto alla rovescia per i proprietari di auto diesel Euro 5 in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. La misura, che dal primo ottobre 2025 avrebbe dovuto limitare la libera circolazione di vetture diesel con standard di emissioni Euro 5, cioè quelle immatricolate tra il 2009 e il 2015, è stata infatti rinviata di un anno, al 1° ottobre 2026. In più, la limitazione verrà applicata in via prioritaria alla circolazione nelle aree urbane dei comuni con più di 100mila abitanti, invece che 30mila come precedentemente annunciato. Il problema riguarderà quindi in primis grandi città come Milano, Verona, Bologna, Torino o Padova.A dare notizia dello slittamento del divieto è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini che, poco tempo fa, aveva depositato un emendamento al decreto Infrastrutture proprio con questo obiettivo.Un giro di vite imposto dall’EuropaLe nuove restrizioni sono il risultato diretto delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, che nel novembre 2020 ha condannato l’Italia per la violazione sistematica dei limiti di inquinamento atmosferico. La Corte ha accertato che, tra il 2008 e il 2017, i valori giornalieri e annuali del particolato PM10 sono stati regolarmente superati in numerosi centri urbani e industriali, tra cui Milano, Roma, Torino e Napoli, oltre che nell’intera valle del Po, una delle aree più inquinate d’Europa. Secondo i giudici, l’Italia ha “manifestamente fallito” nel mettere in atto le misure previste dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria del 2008.Nel marzo 2024, la Commissione europea aveva aperto una nuova procedura d'infrazione dopo aver rilevato che, nel 2022, i limiti giornalieri erano stati superati in 24 zone del paese e quelli annuali in un’ulteriore area. In risposta, il governo ha approvato il decreto 121/2023, imponendo alle quattro regioni del Bacino padano l’aggiornamento dei rispettivi piani per la qualità dell’aria, con l’introduzione di specifiche misure restrittive sulla circolazione stradale. Questi piani regionali hanno portato a un’applicazione differenziata delle limitazioni.Dopo il primo ottobre 2026, ogni Regione potrà continuare a decidere liberamente riguardo il blocco del traffico: potrà essere evitata la limitazione totale alla circolazione degli Euro 5, a patto che vengano però adottare misure che possano compensare i livelli di inquinamento dell'aria in modo da riuscire a raggiungere gli obiettivi vincolanti previsti dall’ordinamento europeo.Il graduale addio ai dieselLe nuove limitazioni ai diesel Euro 5 si inseriscono in un percorso già avviato da anni, che ha portato all’esclusione progressiva dalla circolazione delle categorie di veicoli più inquinanti. Gli standard Euro, introdotti a partire dal 1992, classificano i veicoli in base al livello di emissioni, dal più inquinante (Euro 0) al più recente (Euro 6). I diesel Euro 0, 1, 2 e 3 sono già da tempo vietati nelle principali aree urbane, mentre i benzina sono autorizzati almeno fino alla classe Euro 2. Dal 2022, inoltre, diverse regioni del Nord hanno avviato anche il blocco degli Euro 4, aprendo la strada all’estensione delle restrizioni agli Euro 5, omologati tra il 2009 e il 2015.Questi ultimi sono stati i primi a essere dotati obbligatoriamente di filtri antiparticolato (Fap), ma emettono comunque più ossidi di azoto rispetto agli Euro 6, oggi considerati lo standard minimo per la circolazione dei diesel. Secondo l’Aci, l'Automobile club italiano, al 31 dicembre 2023 erano ancora in circolazione oltre 3,7 milioni di veicoli diesel Euro 5, concentrati soprattutto in Lombardia e Piemonte, le regioni più colpite dai nuovi divieti.Per ridurre l’impatto immediato delle misure, alcune amministrazioni locali hanno adottato soluzioni temporanee come il sistema Move-In, che consente di continuare a circolare entro un tetto chilometrico annuale, monitorato tramite Gps, con un costo contenuto per gli utenti.L'emendamento della Lega e le posizioni di Regioni e ComuniMa la questione del blocco ai veicoli diesel Euro 5 è rimasta per lungo tempo aperta sul piano politico. L’emendamento presentato dalla Lega al decreto Infrastrutture è riuscito nel suo intento di ritardare l’entrata in vigore dei divieti di un anno, dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026, così come di alzare da 30mila a 100mila abitanti la soglia demografica dei comuni in cui queste limitazioni si applicano prioritariamente. Il ministro dei Trasporti, ha infatti espresso “grande soddisfazione per il provvedimento”, considerandolo una “scelta di buon senso”.Lombardia, Veneto e Piemonte, tutte regioni a guida leghista, avevano da subito sostenuto l'iniziativa del proprio partito volta a posticipare lo stop alle auto a diesel euro 5 di un anno. “Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito l'intenzione di inserire nella legge di conversione del decreto infrastrutture un emendamento per evitare il blocco dei veicoli diesel Euro 5 – le parole affidate a una nota congiunta dai presidenti delle Regioni Piemonte, Alberto Cirio, Lombardia, Attilio Fontana, e Veneto, Luca Zaia – attualmente previsto il 1 ottobre in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto aprendo anche alla possibilità di individuare misure alternative che garantiscano analoghi effetti sulla qualità dell'aria senza bloccare le auto, penalizzando famiglie e imprese. È apprezzabile che dal Governo giunga una proposta che, procedendo nella direzione che come presidenti di Regione condividiamo e sosteniamo da tempo, intende farsi carico di una situazione che impatterebbe sulla vita di milioni di cittadini".A sfilarsi, invece, era stata la quarta regione coinvolta nella misura, l'Emilia Romagna che è amministrata da una giunta di centrosinistra. Il presidente regionale, Michele De Pascale, non aveva infatti siglato la nota degli altri tre colleghi. Un segnale del fatto che da Bologna non aveva intenzione di dare appoggio politico alla richiesta di un rinvio della scadenza.Al contrario, a Roma, la giunta del sindaco Roberto Gualtieri si era anche detta pronta a chiedere una deroga speciale alla Regione Lazio, amministrata dalla destra del presidente Francesco Rocca. Nello specifico, dal Campidoglio la proposta era di consentire alle auto diesel euro 5 di continuare a circolare nella zona a traffico limitato (ztl), a differenza delle previsioni inizialmente contenute nel piano regionale. A farsi portavoce della richiesta era stato l'assessore alla mobilità del Comune, Eugenio Patanè.
Tutto quello che c'è da sapere sullo stop alla circolazione delle auto a diesel Euro 5, che è stato posticipato
L'entrata in vigore dei divieti slitta di un anno. Dal primo ottobre 2026 nei comuni con più di 100mila abitanti verrà limitato l'accesso ai veicoli diesel euro 5, ma ogni Regione avrà maggiore autonomia sulle modalità del blocco















