BORCA DI CADORE (BELLUNO) - Giuliano Zanetti è il fratello e il figlio delle vittime della frana di Cancia. Nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2009, Adriano Zanetti e Giovanna Belfi vennero travolti e uccisi dall’ondata di acqua e fango che invase la casa di famiglia, alle pendici dell’Antelao. Un incubo che è tornato a materializzarsi domenica sera: «Non ho aspettato la mattina, già alle 2 sono andato su a vedere cos’era successo e ho pensato che dopo 16 anni eravamo di nuovo punto e a capo...».

Due morti vane, intende dire?

«Purtroppo temo di sì. Quello che in questi giorni ci domandiamo è: ma tutti quei milioni spesi, a cosa sono serviti? Pensiamo ad esempio al sistema di monitoraggio e di allarme. Ce l’avevano venduto, mi permetto di dire facendo l’agente di commercio, come l’impianto che una volta installato a dovere ed entrato in funzione, grazie ai sensori posizionati sulla montagna avrebbe dato ai residenti il tempo tecnico di portare le persone anziane ai piani alti, di spostare le auto, di chiudere le finestre, insomma di mettere in sicurezza le famiglie e le abitazioni. Invece, come si è visto, qualcosa non ha funzionato. L’ha ammesso anche il sindaco Bortolo Sala: le sirene sono state azionate manualmente quando ormai era già successo tutto. Ecco, io vorrei sapere cos’è quel “qualcosa” che non ha funzionato».