La catena è l’elemento più diffuso e versatile della storia del gioiello. Stringe, lega, sostiene, decora, racchiude simbologie universali, allude all’idea affascinante della circolarità, è un ornamento senza confini, né cronologici né geografici, che attraversa la storia del costume come dell’antropologia, dell’arte, della moda e delle tecniche. Le catene hanno tradizionalmente una duplice interpretazione: nell’accezione negativa sono i segni della schiavitù, mentre in positivo rappresentano la bellezza e il prestigio sociale e come tali sono state rappresentate dai più grandi pittori della storia dell’arte per simboleggiare valori universali quali l’onore, la fedeltà, l’amore.

La catena ha accompagnato l’uomo fin dalle origini del tempo, è un manufatto di lunghezza variabile costituito da anelli connessi, generalmente impiegato per unire le parti degli indumenti come i lembi del mantello, delle maniche o del corpetto, ma nel tempo oltre al ruolo funzionale ha assunto anche i valori simbolici del legame, dell’unione, della fedeltà, del potere, della ricchezza, della rivalsa sociale. Nel suo Mundus symbolicus, Filippo Picinelli afferma che chiunque porti al collo una catena d’oro, da una parte si riconosce legato, ma dall’altra si sente nobilitato e abbellito, poiché essa lo orna finemente, mentre per Platone la catena rappresentava il legame tra vita terrena e spiritualità. La catena ha un significato importante anche dal punto di vista religioso: per la dottrina cristiana la catena d’oro è un simbolo di eterna fede, della connessione tra l’uomo e Dio, mentre per i buddhisti e gli induisti essa è l’emblema del karma, che lega le azioni degli esseri umani alle loro conseguenze.