JESOLO (VENEZIA) - In spiaggia con la famiglia, sente urlare: «Mia figlia annega!». Il poliziotto Ivan Francescon, del reparto prevenzione crimine della questura di Padova si tuffa e la salva. La bimba, trevigiana, era stata trascinata vicino agli scogli del faro di Jesolo, dov'era stata trascinata. Il poliziotto, quando ha sentito urlare e ha visto la testa della bambina che si inabissava e compariva tra i fluitti, ha mollato il guinzaglio del suo cane e si è gettato in acqua. È successo giovedì, poco dopo le 13.
«Ho sentito l'urlo della donna ma non vedevo il punto in cui si trovava la piccola, poi però osservando un bagnante che correva sopra la diga e poi è sceso dagli scogli, rischiando anche di cadere, ho capito quale fosse la zona e una volta entrato in mare ho nuotato in quella direzione» racconta Francescon. «C'era mio figlio in riva, io continuavo a sentir urlare. La bambina era stata trascinata dalla corrente verso gli scogli. Ad afferrarla è stato l'uomo che era corso giù dalla diga ed era riuscito a prenderla. Poi però gli è sfuggita di mano mentre io l'ho tenuta e cercavo di alzarle la testa perché restasse fuori dall'acqua. Non è stato facile, c'era molto vento. A un certo punto non toccavo più il fondale con i piedi. Probabilmente la corrente vicino agli scogli aveva creato una buca e la corrente, nonostante nuotassi verso riva, mi portava sempre più al largo. Sono andato un paio di volte sott'acqua anche io, poi altri due uomini mi hanno raggiunto, uno di loro era il papà della bambina. Ho detto loro di fare una catena uno con l'altro così da sorreggerci a vicenda. In quel modo non andavo più al largo e riuscivo a tenere la bambina, che poi ho portato a riva».






