Giorgia Meloni chiude oggi la sua partecipazione al G7 di Kananaskis, in Canada, dove ha avuto un ruolo cruciale in un contesto geopolitico reso incendiario dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. La premier italiana si è inserita al centro delle trattative più delicate: ha avviato bilaterali con Germania e Regno Unito per una linea comune sul cessate il fuoco a Gaza, mentre a margine del summit ha lavorato per approfondire l’unità europea sulla gestione della crisi Israele‑Iran. Il tutto mentre la sinistra nostrana si divide tra Pride a Budapest (a cui parteciperà la segretaria Elly Schlein) e manifestazioni contro il riarmo (in questo caso, leggasi contro Israele) che si terranno a sabato Roma.

Ma torniamo al G7. Sul dossier Ucraina, Meloni ha confermato il sostegno italiano e si è coordinata con i partner europei, rafforzando la compattezza del fronte occidentale. Nelle ore più calde, con Donald Trump rientrato in anticipo negli Stati Uniti, la premier ha avuto un confronto strategico circa l’equilibrio tra l’Unione europea e la Casa Bianca. Il G7 ha poi approvato una dichiarazione congiunta sull’escalation tra Israele e Iran, escludendo però un comunicato finale unificato, a causa delle divisioni soprattutto sulle sanzioni alla Russia e i dazi Usa. In questo scenario spigoloso, Meloni ha saputo ritagliarsi un ruolo di "cerniera": capace di tenere saldo il dialogo con gli Stati Uniti, pur mantenendo la coesione europea, evitando una spaccatura tra Ue e l’approccio più protezionista di Trump.