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De Angelis: "Consumatori sempre più maturi". Carbonelli: "Grazie all'IT processi tracciati fin dalla semina". L'esempio Maccarese
Le incognite sono incalcolabili: crisi geopolitica, passaggio generazionale, transizioni da abbracciare e persino un certo cambio di pelle del lusso. L'eccellenza italiana resta un brand riconoscibile nel mondo ma per intraprendere azioni di tutela bisogna prevedere dinamiche, fenomeni e anche cambiamenti in corso. Quale futuro allora per il Made in Italy? Nella Biblioteca Capitolare di Verona riecheggiano come macigni le parole di Domenico De Angelis (condirettore generale Chief Business Officer Banco Bpm), che rispondendo ad Andrea Ruggieri parla di «rivoluzione impressionante in atto nel mondo del lusso». Secondo De Angelis, a fronte di una qualità non sempre rapportata ai prezzi, si assiste ad una crescente maturazione del consumatore che «oggi è alla ricerca del vero assoluto nel lusso. Non si accontenta più di quello ordinario, del prodotto firmato dal grande marchio che si rivela però di terz'ordine. Oggi valuta l'eccellenza assoluta. E questo vale per tutti i settori: dal vino al fashion passando per la tecnologia». Insomma, un campanello d'allarme di non poco conto nella fenomenologia antropologica del Paese reale perché racconta di uno scenario nel quale interi comparti sarebbero già oggi di fronte a un bivio: «Gli imprenditori devono capire che la scelta sta nell'alzare la qualità del premium level o nel ridefinire un diverso rapporto tra qualità e prezzo».






