Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Alcune settimane prima di essere uccisa, Chiara fece una serie di ricerche sul web dal suo pc da lavoro e salvò alcuni dati su una pendrive. Cosa emerge dalle perizie e perché non c'è nessun mistero
Il Santuario della Madonna della Bozzola, la pedofilia e chissà quale altro mistero. Chiara Poggi era forse custode di un segreto inconfessabile? E quel segreto, posto che vi fosse, c'entra col movente dell’omicidio? Sono le domande che orbitano attorno al delitto di Garlasco da quando, a marzo del 2025, la procura di Pavia ha riaperto le indagini sul caso, indagando con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. Da qui una lunga serie di suggestioni e teorie, talvolta macabre, sugli eventuali retroscena rimasti inesplorati della drammatica vicenda. A partire dalle ricerche sul web, apparentemente inspiegabili, che Chiara fece alcune settimane prima di essere uccisa.
Nei giorni scorsi era circolata la notizia secondo cui la 26enne avrebbe cercato in Rete informazioni sul Santuario della Madonna della Bozzola, punto di riferimento pastorale per la comunità religiosa della Lomellina. Dalle vecchie perizie sarebbero emerse due ricerche: la prima alle ore 11.06 del 26 luglio 2007, l’altra alle 15.41 dell’1 agosto 2007. In entrambi casi, come riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Chiara "aveva visualizzato e scaricato una foto del santuario" dal computer che usava per lavorare. L’ipotesi più suggestiva, fino ad oggi priva di riscontro, è che la giovane potesse essere a conoscenza di un ipotetico giro di abusi sessuali avvenuti nel santuario. Uno scenario delineato (non dagli inquirenti) a seguito di alcune dichiarazioni dell’avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio, riguardo allo scandalo a luci rosse che coinvolse tra il 2012 e il 2014 l’allora rettore della Bozzola, Don Luigi Vitali, vittima di un ricatto oneroso da parte di due cittadini romeni. Fatti accaduti svariati anni dopo il delitto, che si consumò la mattina del 13 agosto del 2007. E allora perché la 26enne avrebbe fatto quelle ricerche? "Il punto è proprio questo: non risultano ricerche dirette sul Santuario della Bozzola né vi sono riferimenti in tal senso agli atti del processo", puntualizza al Giornale l’ingegnere e perito informatico Paolo Reale, cugino di Chiara nonché consulente della famiglia Poggi durante le indagini e il processo che portò alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi. "Chiara non scaricò le immagini della Bozzola. - prosegue Reale - Si tratta delle cosiddette miniature riproposte dall'algoritmo di Google, relativamente a una ricerca generica su Garlasco, che erano finite nella cache, ovvero la memoria temporanea del pc. Tant'è vero che non risultano dati di navigazione sulla pagina del santuario".






