Se l’arte non riesce più a rappresentare la realtà, allora prova ad aprire porte verso altre dimensioni. Non è un caso che, negli ultimi anni, il surrealismo sia tornato nei musei e nelle biennali. «Dopo la Seconda guerra mondiale, nelle Tesi contro l’occultismo, Theodor W. Adorno diceva che l’esoterismo ci affascina proprio nei momenti di oscurantismo: diventa un rifugio nei periodi di incipiente fascismo», spiega Massimiliano Gioni. La sua prossima mostra, Fata Morgana, firmata con Daniel Birnbaum e Marta Papini per la Fondazione Nicola Trussardi presieduta da Beatrice Trussardi a Milano (8 ottobre-30 novembre), andrà in questa direzione. Intreccerà misticismo e alchimia ai dipinti della leggendaria Hilma af Klint (1862-1944), la pittrice svedese che, ispirata da visioni, precorre la rivoluzione astratta di Kandinskij e Mondrian. Gioni anticipa i contenuti del suo progetto da New York, dove è direttore artistico del New Museum. E dove la realtà somiglia sempre più al titolo di una sua mostra precedente, La Terra inquieta. «Resto un immigrato qui, con la carta verde – racconta – e vedere studenti con la green card deportati, senza processo, è inquietante».
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