L’attrice americana torna sul piccolo schermo con una miniserie Netflix che spiega per aver scelto per i dialoghi, non per la trama: “Cerco storie di relazioni complesse, e questa ne aveva di belle”
di Roberto Croci
3 minuti di lettura
Attrice, attivista, scrittrice, produttrice, ambientalista, madre. Eppure la sintesi di Julianne Moore non rende giustizia ai 40 anni trascorsi come faro dell’industria cinematografica mondiale. E l’ultimo ruolo nella miniserie Sirens potrebbe essere un’ennesima sfida: nell’opera dark di Molly Smith Metzler (Maid) è Michaela “Kiki” Kell, manipolatrice e filantropa dell’alta società.
I cinque episodi della serie (su Netflix) si svolgono in un fine settimana esplosivo: i coniugi Kell stanno per tenere un grande ricevimento nella loro tenuta sulla spiaggia, ma l’arrivo di Devon (Meghann Fahy, The White Lotus), sorella dell’adorata “personal assistant” di Kiki, Simone (Milly Alcock, House of Dragon), scompagina ruoli e gerarchie.






