PIEVE DEL GRAPPA - Dopo essere uscito dal carcere minorile di Treviso lo scorso aprile dopo più di un anno di detenzione, ieri mattina il reo confesso dell’omicidio di Bledar Dedja, il 39enne albanese ucciso a coltellate il 20 gennaio 2024 in un boschetto di via Carpini a Paderno del Grappa, ha ottenuto la messa alla prova. Ovvero un percorso di rieducazione da effettuare in una struttura dedicata, nella maggior parte dei casi una comunità, per un periodo di tempo che verrà stabilito dal tribunale. Qualora il programma dovesse essere portato a termine con successo e i giudici dovessero definire chiusa la procedura della messa alla prova, l’imputato (che all’epoca dei fatti aveva 17 anni ma che nel marzo scorso ne ha compiuti 19, ndr), otterrebbe l’estinzione del reato contestato, ovvero omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. In altre parole, davanti ai giudici del tribunale dei minori di Venezia, il reo confesso ha evitato sia il carcere che la condanna.
«Il processo ha escluso sia la sussistenza di una relazione tra la vittima e il minore, sia la realizzazione da parte del nostro assistito di un agguato, di un ricatto o di una vendetta - hanno sottolineato le legali del 19enne, le avvocate Elisa Berton ed Elena Benvegnù - Si è trattato di una dolorosa vicenda umana che ha avuto una sua preliminare unica occasione di incontro tra i due, risoltasi traumaticamente per il minore, cui è seguito un secondo incontro, originato da una necessità di confronto e chiarimento con l’adulto, sfociato in una colluttazione con esiti fatalmente letali. Il particolare vissuto traumatizzante, unito alla seminfermità del minore al momento del fatto, accertata da una perizia del tribunale, sono stati valutati e compresi in ambito sia processuale che nelle relazioni delle istituzioni minorili preposte, e meritevoli di un percorso di cura e di custodia in comunità nell’ambito di un articolato progetto di messa alla prova, nella sua massima estensione, ai fini di una piena rivisitazione critica e recupero sociale del giovane, anche attraverso condotte riparatorie come previsto dalla legge a cui ha aderito».






