MASERADA (TREVISO) - A meno di due settimane dall’udienza di fronte alla Corte di Cassazione, per Elia Fiorindi si sono riaperte le porte del carcere.
Il provvedimento nei confronti del 21enne trevigiano, condannato in appello a 10 anni di reclusione per l’omicidio di Aymen Adda Benameur (il 17enne accoltellato a morte nel parco di via Primo Maggio a Varago di Maserada l’11 maggio 2023 per una questione legata allo spaccio di sostanze stupefacenti), non è però scattato per essere evaso dagli arresti domiciliari o per aver commesso altri reati, ma per quella che viene definita una “circostanza insuperabile”, ovvero l’inidoneità del domicilio. Alla madre, che lo aveva riaccolto in casa con il benestare del giudice che aveva dato il via libera, è stato infatti notificato un decreto di sfratto esecutivo dalla casa popolare di San Liberale dove abita con i due figli. Non avendo una soluzione abitativa diversa, l’unica alternativa è stata quella di riportare Fiorindi nel carcere di Santa Bona.
Sono due i motivi principali per i quali il difensore di Elia Fiorindi, l’avvocato Fabio Crea, ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna emessa in primo grado dal Tribunale di Treviso e confermata poi in appello. «Le ragioni del ricorso - ha spiegato l’avvocato Crea - sono quelle che abbiamo sostenuto fino dal primo grado di giudizio». Ossia la sussistenza della legittima difesa e, in secondo luogo, l’attenuante della provocazione, non riconosciute nei precedenti gradi di giudizio. «Il primo motivo principale su cui basa il ricorso in Cassazione - precisa Crea - è la sussistenza della legittima difesa. Fiorindi è stato condotto in un luogo isolato, aggredito con un coltello e ha cercato di sottrarsi alla presa della vittima. Quando la minaccia si è fatta più grave, poi ha colpito Benameur con la lama che aveva in tasca. Il secondo motivo, invece, è l’attenuante della provocazione, che chiediamo venga riconosciuta». L’avvocato sottolinea comunque il fatto che la pena a cui è stato condannato il suo assistito, dieci anni di reclusione (che stava in parte scontando, appunto, ai domiciliari), è tutto sommato contenuta per il reato di omicidio.








