TREVISO - Un anno e sei mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. È quanto inflitto dal gup di Treviso a Marius Popa, il 20enne moldavo (difeso dall’avvocato Mario Nordio) finito alla sbarra per i fatti di via Castelmenardo, l’agguato del 12 dicembre 2024 costato la vita al 22enne trevigiano Francesco Favaretto, morto dopo 11 giorni di agonia all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Popa, rispetto agli altri tre maggiorenni coinvolti (il 20enne trevigiano Mc Linkspual Toluwaloju Ade difeso dall’avvocato Fabio Crea, il 19enne di Villorba Angelo Riccardo Ozuna difeso all’avvocato Mauro Serpico, entrambi sottoposti alla misura di custodia cautelare in carcere, e la 20enne di Ponte di Piave Abi Traore difesa dall’avvocato Sabrina Dei Rossi, ndr) era chiamato a rispondere del solo reato di rapina aggravata in concorso. Il giudice ha anche disposto un risarcimento danni definitivo di 5mila euro da versare alla madre di Favaretto, costituitasi parte civile con l’avvocato Damiano Danesin.

Il pubblico ministero Giulia Caprarola, titolare delle indagini, aveva sostenuto, a carico di Popa, una sorta di “concorso morale” nella rapina, per il fatto di essere stato presente in quel momento. L’avvocato Mario Nordio, che in attesa delle motivazioni ha già annunciato che presenterà ricorso in appello, sosteneva che dai filmati delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso la scena emerge come il 20enne non avesse partecipato alla rapina. «Dai video - aveva spiegato l’avvocato Nordio - si vede chiaramente come Popa non abbia partecipato: è rimasto inerte, anzi, si vede che ha anche cercato di staccare uno degli altri imputati da Favaretto».