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Tra scroll compulsivo e infanzia colonizzata dai social, il pezzo denuncia l’educazione digitale mancata: bambini connessi troppo presto, adulti distratti, relazioni svuotate. E i libri? Scomparsi
Intendiamoci: anche noi adulti scrolliamo Instagram come idioti, e anche noi abbiamo avuto momenti in cui ci siamo trovati a guardare il nulla su TikTok, o a fissare una clip di trenta secondi di un tizio che affetta il sapone o di un altro che balla nel Bronx con una felpa di Hello Kitty. Ciò nonostante, per quanto rincoglioniti possiamo essere diventati, il nostro cervello si è formato in un’epoca in cui i libri esistevano, la noia era contemplata e il massimo della dipendenza digitale a portata di mano era Snake sul Nokia 3310.
Io stesso ogni volta mi stupisco, ho passato la vita a leggere libri e scrivere i miei e oggi mi ritrovo sempre più spesso a scrollare le storie di gente di cui non mi importa niente, senza nemmeno sapere come ci sono finito dentro, e solo a un certo punto mi chiedo: ma che cavolo sto guardando? Nel frattempo è passata magari un’ora, durante la quale avrei potuto fare qualsiasi cosa. Non lo dico per fare il nostalgico o il passatista, anzi: sono cresciuto con i computer, ho avuto internet appena era possibile, e prima ancora i primi computer, i primi videogiochi, perché negli anni Ottanta tutto questo era appena cominciato, e non ho mai smesso di giocare.






