A fine anni settanta, il cane di famiglia che avevamo in provincia di Caserta si ammalò e per curarlo venne a fargli delle iniezioni il maniscalco. I pochi veterinari della zona si occupavano solo di animali da reddito. Oggi i miei cani vengono trattati da veterinari fisioterapisti, sono stati visitati (visto che sono levrieri che fanno attività sportive) da veterinari cardiologi, ortopedici, oculisti, neurologi. La loro dieta è stata impostata da una veterinaria esperta di alimentazione ed essendo dei piccoli levrieri hanno un guardaroba di tutto rispetto. Dagli anni settanta sembrano passati secoli.
Oggi siamo atterrati nel pieno della pet economy. A spiegare il fenomeno Guido Guerzoni, professore alla Bocconi e autore del libro «Pets. Come gli animali domestici hanno invaso le nostre case e i nostri cuori», secondo il quale il mondo della cura degli animali domestici è andato crescendo, sviluppandosi prima nel settore farmacologico e in quello dell’alimentazione medico-veterinaria: «Fino a 5-6 anni fa - afferma -, il valore delle due componenti tendeva a equivalersi: cioè, a livello globale, il settore dell’alimentazione era più o meno pari a quello dei farmaci. Poi si è allungata la speranza di vita dei nostri pet e ciò ha portato alla nascita di nuove linee di prodotto: integratori, prodotti per animali anziani, per animali allergici… Insomma, il processo di umanizzazione si è riflesso anche nella creazione di articoli dedicati al benessere animale. Questo spiega perché i mercati relativi a questi prodotti continuano a crescere in modo così marcato».








