Caro Direttore, paradossalmente prescindiamo dalla questione che in questi giorni è dominante, cioè quella della guerra aperta da Israele nei confronti dell’Iran sulla base dell’avvertimento avanzato dal governatore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Esistono pochi dubbi sul fatto che sarebbe del tutto esiziale che uno Stato guidato dal fondamentalismo islamico più estremista si doti dell’arma nucleare, perché evidentemente le conseguenze successive sarebbero disastrose e non solo per Israele. Ciò premesso però ritorniamo su una questione che ci sembra altrettanto decisiva, vale a dire la assoluta necessità di difendere l’Ucraina dall’aggressione della Russia di Putin in atto già da tre anni.

Il sottoscritto, avendo avuto la fortuna molto anni fa, di incontrare Vittorio Strada, oggi purtroppo defunto, ma allora il più grande slavista italiano, non è mai stato ottimista su Putin, come invece nel passato furono in primo luogo la Merkel e Schroeder, ma anche in Italia Prodi e Berlusconi. Berlusconi ebbe la grande ambizione di portare Putin nell’Occidente, addirittura nella Nato. Putin stette al gioco nel 2002 a Pratica di Mare perché doveva rientrare nel salotto buono del mondo internazionale da cui l’Urss era stata eliminata in seguito a quello che lui stesso definì «la più grande tragedia geopolitica del Novecento». Però il crollo per implosione del comunismo sovietico ha prodotto un mostro, cioè un cupo dittatore nazionalista, diversamente totalitario rispetto al Pcus, ma ancor più aggressivo sul terreno geopolitico avendo l’ambizione di ricostruire la Grande Russia utilizzando per farlo tutti i mezzi offerti dalla guerra asimmetrica.