Ho partecipato anch’io, insieme ad altre ottomila persone di ogni età, domenica 15 giugno alla marcia nazionale Save Gaza-Fermate il governo di Israele, da Marzabotto a Monte Sole e sono intervenuto al suo arrivo – insieme Alessandro Bergonzoni, Paola Caridi, Giulio Marcon, Tomaso Montanari, Gianfranco Pagliarulo e tanti altri – come portavoce della Rete pace e nonviolenza dell’Emilia Romagna. Riporto di seguito il testo del mio intervento.
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Nella storia della nonviolenza la marcia non è una passeggiata e neanche un pellegrinaggio: è un’azione nonviolenta di massa. Marciare insieme da Marzabotto a Monte Sole, luogo sacro alla memoria del nostro paese che vide l’eccidio nazista di popolazioni inermi, è un’azione nonviolenta contro la normalizzazione della violenza che oggi non vede il genocidio del governo israeliano contro le popolazioni inermi di Palestina. O, se lo vede – garantendo con falsa coscienza le cure a qualche bambino sopravvissuto allo sterminio della propria famiglia – non fa niente per fermare quel genocidio: anzi il nostro governo continua ad inviare armi al governo criminale di Netanyahu, rendendosi complice dello sterminio in corso.
La marcia è anche un’azione nonviolenta di massa contro la normalizzazione della guerra, che – dall’Europa al Mediorente, e spesso con gli stessi attori coinvolti, come il governo israeliano – ha nuovamente, tragicamente e pericolosamente, sostituito il diritto internazionale nella regolamentazione dei conflitti. Che non regolamenta ma dilata, approfondisce, perpetua.







