di
Paolo Foschini
Non contro il popolo israeliano ma contro il governo di Israele: mentre i missili continuano a piovere tra Teheran e Tel Aviv almeno ottomila persone da mezza Italia si sono ritrovate a Marzabotto per marciare fino a Monte Sole, i luoghi dell'eccidio nazifascista del 1944, per chiedere di fermare la strage di Gaza
Almeno ottomila. Possono sembrare pochi paragonati agli ormai milioni sotto le bombe tra Iran e Israele, Yemen e Gaza, e domani chissà. Ma tanti invece, sotto un sole torrido, in marcia sull'asfalto per chilometri, pensando che di questi tempi perfino tra chi invoca la pace è fatica non farsi la guerra. Guerra non di bombe ma di sigle, distinguo, se-sfilano-loro-non-veniamo-noi. Non questa volta però. La manifestazione «Save Gaza», idea lanciata il 25 aprile scorso per una marcia da Marzabotto a Monte Sole, in poche settimane ha raccolto adesioni a decine e alla fine è diventata realtà attorno a un punto fermo comune: manifestazione per Gaza, per il popolo palestinese ma non non contro il popolo israeliano. Ma contro il governo di Netanyahu, questo sì, senza se e senza ma. Con tanta gente, decine di sindaci e forse centinaia di associazioni, oltre a Cgil, Fiom, Pd bolognese. Migliaia di persone, centinaia di bandiere della pace e tante anche della






