Sullo sfondo di notizie dal mondo agghiaccianti come l’attacco di Israele all’Iran e l’allargamento del conflitto in Medio Oriente e all’interno di una cornice nazionale preoccupante, dagli scontri a Los Angeles tra la Guardia Nazionale e la popolazione fino alle manifestazioni anti Trump del No Kings Day, il presidente americano mette in scena una parata militare a Washington nello stile nordcoreano. Perché lo fa?

Ventotto carri armati Abrams da 61 tonnellate, 56 veicoli corazzati, artiglieria, elicotteri d’assalto, 6.600 soldati, cavalli, muli e persino un cane addestrato, la parata è senza precedenti in tempo di pace, gli americani, va detto, ci regalano questo tipo di prove di forza solo dopo le vittorie belliche. Ufficialmente l’evento è coinciso con il 250esimo anniversario dell’esercito americano, ma anche – guarda caso – con il 79esimo compleanno di Donald J. Trump, tuttavia le motivazioni sono ben diverse.

Dato che non era una ricorrenza appartenente alla tradizione repubblicana, la parata è stata una dimostrazione di potere personale pensata per consolidare il culto del leader. Un leader che poco più di quattro anni fa incitò i suoi seguaci ad assaltare il Parlamento per inficiare i risultati elettorali, un leader che si piace molto immaginare supremo. Una parata, insomma, che ha l’obiettivo di spostare il baricentro della democrazia americana verso territori pericolosamente autoritari.