Donald Trump regala a Big Tech dieci anni senza regole sull’intelligenza artificiale. O almeno ci prova. La manovra finanziaria in discussione al Congresso stabilisce un divieto per gli Stati federati di fissare degli obblighi a carico delle aziende tecnologiche, dunque, di prevedere delle garanzie a tutela dei consumatori. Ma più di centotrenta associazioni della società civile hanno firmato un appello per chiedere il ritiro del provvedimento. Quaranta procuratori generali, di estrazione bipartisan, si oppongono all’approvazione. E persino alcuni senatori repubblicani, ora che la legge è all’esame della Camera Alta, hanno criticato apertamente la moratoria.
“The Big Beautiful Bill”, la “grande e bella” legge: così l’ha battezzata Donald Trump. Tecnicamente è una legge di riconciliazione del bilancio, che nell’ambito dell’ordinamento statunitense disciplina entrate e uscite. Contiene provvedimenti simbolo per il tycoon e la fazione politica che ne ha sostenuto l’ascesa, come tagli alle politiche sociali o sgravi fiscali. La legge è stata approvata alla Camera, seppur con una maggioranza risicata e l’opposizione unanime dei democratici, ma ora si è arenata in Senato. Anche a causa di una controversa previsione in materia di intelligenza artificiale che getterebbe le basi, lamentano alcune associazioni, per un far west normativo, con Big Tech libera di fare il bello e il cattivo tempo.









