Il consiglio di amministrazione di Mediobanca ha deciso di rinviare al 25 settembre la data dell’assemblea ordinaria, che era convocata per lunedì 16 giugno, per l’approvazione dell’offerta pubblica volontaria di scambio su Banca Generali lanciata a fine aprile in risposta al tentativo di scalata lanciato dal Monte dei Paschi di Siena. La riunione del cda è stata convocata, come anticipato da Repubblica, su impulso del socio Francesco Gaetano Caltagirone. Il 4 giugno scorso la sua VM 2006 aveva chiesto il rinvio e anticipato che si sarebbe rivolta alla Consob lamentando la “incompletezza e indeterminatezza dell’offerta su Banca Generali” e la mancanza di informazioni riguardo “il contratto tra Mediobanca, Banca Generali e Generali, indispensabile per la fattibilità dell’operazione”. Caltagirone punta da anni, insieme alla Delfin degli eredi Del Vecchio, alla conquista delle Assicurazioni Generali. Da cui Mediobanca, che ne è il primo azionista, puntava ora a uscire offrendo la propria partecipazione in cambio della controllata Banca Generali: l’operazione voluta dall’ad Alberto Nagel su cui lunedì avrebbero dovuto pronunciarsi i soci.
Dietro la scelta di convocare in extremis il cda c’è però, secondo ambienti finanziari, una prima conta dei voti che vedeva in vantaggio il fronte del no. Capeggiato da Caltagirone con il 10% e probabilmente Delfin (19,8%), oltre alle casse di previdenza Enpam, Enasarco e Inarcassa con circa il 5,5%. Mentre solo lunedì si sarebbe scoperto il posizionamento dei Benetton con il loro 2,2 per cento e Unicredit che ha in portafoglio una quota dell’1,9% per conto dei clienti, oltre che di Amundi (gruppo Crédit Agricole) che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe lo 0,82%. Una prima valutazione della richiesta di posticipare l’assemblea era del resto stata commentata negativamente da fonti di Mediobanca che avevano invocato la necessità di “trasparenza” verso il mercato, le authority e Generali visto il Leone avrebbe dovuto sedersi al tavolo “senza alcuna certezza” sul sostegno dei soci di Mediobanca all’ops e si sarebbe dovuto lasciare il mercato “in sospeso per mesi” circa il suo “effettivo concretizzarsi”. E avevano sottolineato l'”evidente conflitto di interessi” di Caltagirone, presente con quote azionarie anche in Mps e Generali.










