SAN VITO DI CADORE (BELLUNO) - La montagna continua a sgretolarsi. È nella natura delle cose, certo, ma un conto è l’effetto di migliaia di anni, tutt’altra cosa è vedere nuvole di polvere sollevarsi e ricadere sopra strade e case. Ieri è successo di nuovo in Cadore. La Croda Marcora (nel gruppo del Sorapis) - la montagna che domina lo skyline di Cortina - è tornata a franare. Non come aveva fatto sabato pomeriggio, quando i crolli da un’area nei pressi della cima erano stati impressionanti e preceduti da un forte boato avvertito anche in paese. Ma comunque nuovi distacchi hanno segnato il profilo della montagna, cambiandone in parte il volto. La situazione «C'è un indebolimento delle strutture dei ghiacciai e quindi questi distacchi improvvisi sono sempre più frequenti» spiega Carlo Barbante, esperto glaciologo e docente a Ca’ Foscari. Il materiale sceso a valle ieri e sabato non ha toccato la viabilità (la strada di Alemagna, che collega Cortina al Cadore e al Bellunese) e neppure il paese di San Vito. È rimasto in alto. Ma se dovesse piovere in maniera importante, la ghiaia e tutti i residui dei massi che si sono staccati dalla roccia si metterebbero in movimento verso valle. Il fenomeno è quello che in gergo tecnico viene chiamato “debris flow”, vale a dire colata rapida. E in tutta la valle del Boite si è manifestato più volte negli anni, soprattutto dalle pendici dell’Antelao (nel conto c’è anche il caso di Cancia, frazione di Borca di Cadore, dove nel luglio 2009 una colata detritica costò la vita a due persone).