PADOVA - (Video di Luca Preziusi) «Quando mi hanno chiamato per darmi la notizia mi hanno chiesto se fossi seduto. E quando ho saputo che finalmente Chantal era stata ritrovata mi sono immediatamente mosso per raggiungerla. Sono partito alle 11 e sono arrivato in stazione di polizia alle 2 di notte. Una corsa folle, come tutto quello che è accaduto». Sono queste le parole commosse, di Andrea, il papà della piccola Chantal Tonello, la bambina padovana, residente a Vigonza, sequestrata dalla mamma nel 2012, ad appena un anno di vita. Ieri, venerdì 13 giugno, la polizia italiana, insieme al servizio per la Cooperazione Internazionale di polizia, l'esperto per la sicurezza in Romania (con accredito secondario in Ungheria) e le forze dell'ordine ungheresi, hanno fermato la mamma Klaudia Sallai Ildiko, su cui pendeva un mandato di arresto europeo da due anni. La bambina è stata rintracciata a Mezotur, in Ungheria, ed è stata subito affidata alla nonna materna, ma con l'obbligo di facilitare gli incontri con il padre Andrea, che da 13 anni stava disperatamente cercando il modo per ritrovarla. E, finalmente, quel momento è arrivato.
«Tenuta segregata in casa per 13 anni» A raccontare il ritrovamento di Chantal è papà Andrea, l'uomo che ha sempre atteso di riabbracciare la sua piccola. «Quando mi hanno fatto vedere Chantal non ci potevo credere. Mi hanno portato questo scricciolo terrorizzato dalla vita e spaventato a morte anche da me. E quando mi hanno spiegato come è stata cresciuta ho compreso la sua paura. Chantal è stata chiusa in casa per 13 anni, non ha mai conosciuto nessuno, non ha mai mangiato un gelato, non è mai andata a scuola. Le uniche persone che ha frequentato in tutti questi anni sono la sua mamma e il compagno, la nonna e la zia». «Lei mi conosceva» Papà Andrea racconta poi i retroscena di quegli anni: come ha vissuto e qual è la verità che ha conosciuto: «La cosa paradossale? Lei sapeva tutto. Le hanno dato accesso a Facebook per vedere il mio profilo, quindi lei sapeva chi fossi. Peccato che fosse una realtà filtrata dagli occhi della mamma, che le ha sempre raccontato menzogne. Mi ha sempre descritto come un uomo cattivo, quindi ho subito compreso il trauma che ha vissuto la piccola nel vedermi. E io non volevo portarla via contro la sua volontà, non volevo aggiungere dolore alla sua situazione già molto critica e che ha bisogno del tempo opportuno. E quando ho detto che non avrei voluto causarle dolore e che non volevo obbligarla a venire via con me, l'unica alternativa possibile era la casa famiglia. Quindi l'unica strada da intraprendere per il bene della piccola era affidarla alla nonna. Mi sono detto: partiamo da qui per iniziare a dare serenità alla bambina». «Faremo le cose a piccoli passi per il suo bene» «Le ho portato dei libri e dei cagnolini perché li ama. Sapeva anche quali sono i cani che io ho qui a Padova con me. Mi ha dato speranza vedere che quando io mi muovevo lei mi seguiva con lo sguardo. E quando ci siamo lasciati, dopo il nostro primo incontro di ieri, mi ha guardato con curiosità e non solo con quel terrore che ho letto nel suo primo sguardo. Non si forza nulla. Ora faremo tutto con il suo tempo. E chissà magari arriverà un giorno in cui potrà conoscere anche sua sorella. Quanti anni ci vorranno? Non lo so e non voglio dare un tempo. Ora lei ha solo bisogno del suo e voglio rispettare la sua serenità e i suoi biosogni», ha poi concluso Andrea.










