Milano, 14 giugno 2025 – Malessere in ufficio, non solo dimissioni. Emerge un fenomeno più sotterraneo, da decifrare: le schiere di quiet quitter. Ma chi sono? Cosa significa questa definizione? Lo abbiamo chiesto a Martina Mauri, 35 anni, laureata in ingegneria gestionale, direttrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano.
Che cosa sono i quiet quitter
“I quiet quitter – chiarisce – sono i lavoratori che fanno il minimo indispensabile per non essere licenziati. Quindi vanno in ufficio, rispettano l’orario assegnato ma sono distaccati emotivamente e mentalmente. Non hanno interesse a fare bene il loro lavoro ma vogliono continuare a farlo e a ricevere lo stipendio, senza impegnarsi. C’è una profonda rassegnazione, che emerge da diversi punti della nostra ricerca, nei confronti del sistema di lavoro più che verso la singola organizzazione”. Martina Mauri, laureata in Ingegneria gestionale, direttrice dell'Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano
Quiet quitter, chiarisce Mauri, “è un’espressione da letteratura, nata negli Usa, il fenomeno è esploso sempre nel periodo post pandemico. Non è quindi una realtà italiana, si monitora un po’ in tutti i paesi”.






