di
Alessandro Sala
Arriva nelle sale italiane «In marcia con i lupi», il nuovo film del regista francese Jean-Michel Bertrand che per tra anni ha vissuto con loro tra le Alpi e il Giura. «Nei loro habitat la natura è in equilibrio, siamo noi che lo rompiamo»
Dicono che siano pericolosi per le persone. Che le loro scorribande stiano decimando gli animali delle aziende agricole. E che siano persino responsabili della scomparsa di specie selvatiche. «Nel territorio dei lupi però la selvaggina abbonda e l'equilibrio è preservato - commenta Jean-Michel Bertrand, regista e documentarista francese che da lunedì 16 torna nelle sale italiane con In marcia coi lupi, il suo nuovo film, frutto di tre anni di riprese sulle Alpi e sulla catena del Giura -. Ne va della loro sopravvivenza: niente selvaggina, niente cibo». Detto in altri termini, la natura si regge sempre su un equilibrio e sono sempre le specie in cima alla catena alimentare ad avere il compito di regolarlo. Accade nelle montagne con i lupi, ma anche nella savana con i leoni o negli oceani con gli squali.
Non è la prima volta che Bertrand si occupa di questi predatori maestosi. Già nel 2017 ne aveva raccontato la vita selvaggia in La vallée des loups, che venne accolto molto bene dalla critica e dal pubblico. Ed è singolare che il nuovo film arrivi in Italia a pochi giorni dalla conclusione dell'iter Ue per il declassamento del livello di protezione del lupo, che dopo essere stato a lungo «rigorosamente protetto» passa ora ad uno status di protezione semplice. Che di fatto significa la possibilità per le autorità locali di adottare piani di contenimento in presenza di condizioni anche non emergenziali ma, per esempio, solo in ragione di attacchi ad animali da reddito.







