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Matteo Pignagnoli

I consigli di Carlo Stucchi, presidente dell'Istituto nazionale ghiaccio alimentare, dopo il caso dei 25 ragazzi finiti in ospedale dopo una serata al Bilbao di San Polo d’Enza (Reggio Emilia): «Il ghiaccio in frigo andrebbe conservato per breve tempo»

Negli ultimi giorni ha tenuto banco la vicenda accaduta lo scorso sabato al Bilbao di San Polo d’Enza, dove 25 ragazzi sono finti in ospedale con sintomi che rimandano chiaramente a un caso di intossicazione alimentare. Le analisi sono ancora in corso, ma tra le ipotesi più accreditate c’è quella legata alla contaminazione del ghiaccio. Un prodotto che spesso viene trascurato, ma che può causare diversi problemi se trattato nella maniera scorretta. Per avere una corretta informazione a riguardo una decina di anni fa è nato l’Istituto Nazionale di Ghiaccio Alimentare (Inga). «Dialogando con le istituzioni ci siamo resi conto che mancasse proprio il primo mattone che aiutasse gli operatori del settore», racconta il presidente Carlo Stucchi.

Riguardo la vicenda di San Polo, cosa può aver causato la contaminazione? «Premettendo che bisognerà attendere l’esito delle analisi per avere un quadro più chiaro, si possono fare delle ipotesi. Visto il numero ridotto di persone coinvolte (circa 1500 presenti) mi viene più da pensare a un problema all’interno del locale come qualche attrezzo non pulito o qualche barman che non si è lavato correttamente le mani. Però non si può escludere che l’errore sia stato commesso dai fornitori, ad esempio nella fase di trasporto. Una volta scoperto il contaminante si potrà individuare più facilmente la causa».