di
Sara Tirrito
Un gruppo di ricercatori francesi e britannici ha dimostrato che cercare di essere proattivi sul lavoro riduce le prestazioni cognitive a fine giornata. Il consiglio: pause frequenti e orari flessibili
Essere proattivi sul lavoro può stancare troppo il cervello. Lo ha dimostrato uno studio condotto su 893 lavoratori tra Francia e Regno Unito, realizzato combinando tre indagini diverse. Nella prima analisi, gli scienziati hanno monitorato 163 lavoratori di diverse età, posizioni e settori per 3-5 giorni lavorativi: i partecipanti hanno compilato un questionario sulla proattività che pensavano di avere ogni giorno e hanno completato un test di memoria visiva con forme astratte. Nel secondo studio, i ricercatori hanno misurato le capacità cognitive dei professionisti sia al mattino che alla sera per 3-7 giorni, controllando variabili come il carico di lavoro, i conflitti interpersonali e il multitasking. Il terzo esperimento, che ha coinvolto 637 lavoratori, ha confrontato direttamente lo sforzo mentale percepito tra compiti di routine e mansioni eseguite in modo proattivo.
Perché ci si affatica e come evitarloL’affaticamento è dovuto dalla rottura della routine professionale, che permette invece di risparmiare energia mentale. Quando, cioè, un'attività viene svolta ripetutamente nello stesso modo, diventa automatica e richiede meno risorse cognitive. Al contrario, cercare modi innovativi per svolgere i propri compiti costringe a deviare dalle routine, aumentando il carico mentale. Per gestire questo «costo cognitivo», i ricercatori suggeriscono di fare pause regolari nei giorni in cui è richiesta la maggior dose di proattività in modo da rigenerare le risorse mentali. Gli studiosi consigliano poi di adottare orari flessibili, concentrando i compiti più impegnativi all'inizio della giornata. Fondamentale è anche creare un ambiente lavorativo comprensivo, che accetti gli errori come parte del processo di apprendimento, riducendo la pressione almeno durante le fasi di sperimentazione.







