Gianna Fratta mette subito in chiaro le cose: «chiamatemi maestra». Non si tratta di un semplice vezzo perché lei, pluripremiata direttrice d’orchestra di fama internazionale, Cavaliere della Repubblica e prima donna ad aver diretto i Berliner Symphoniker, da sempre è impegnata nelle politiche di genere. In questi giorni è a Torino, ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, per due appuntamenti accolti all’Auditorium Toscanini. Oggi alle 18 con il concerto che vedrà sul palco nove giovani borsisti di Professione Orchestra, progetto condiviso con l’Accademia di Musica di Pinerolo. Giovedì alle 20,30 guiderà i professori nell’ambito di “Rai Orchestra Pops”, con solista al piano Alessandro Taverna, in un programma che intreccia repertorio colto, jazz e musica da film. Se appellare un direttore d’orchestra “maestro” è scontato, lo è meno utilizzare il termine al femminile in quanto legato alla definizione di insegnante di scuola primaria.«Si tratta semplicemente di un’abitudine, sono delle incrostazioni mentali che vanno cambiate, soprattutto da noi donne. Io mi sento sminuita a essere chiamata come un maschio. Mi è successo di disertare un importante impegno istituzionale perché nell’invito era stato utilizzato “caro maestro”». Difendere la discriminazione in ambito professionale, sociale e politico-culturale, inizia dall’utilizzo delle parole?«Certamente. Spesso vengo chiamata maestro o direttore d’orchestra e mi tocca puntualizzare che sono una donna. In tanti teatri mi è capitato di far cambiare il nome sulla porta del camerino e quindi ormai chiedo la cortesia di indicare “direttrice” e “maestra” su tutti i materiali. Faccio una lotta quotidiana anche sulle piccole cose e sono impegnata sotto numerosi profili». Le nuove generazioni sono più aperte nell’accogliere le differenze di genere?«Siamo ancora impostati su un’educazione estremamente binaria e il processo è lungo, credo che vedremo i frutti tra qualche decennio. I ragazzi sono maggiormente genderfluid, però far passare che non esistono categorie con cose da uomini e cose da donne, e che se una donna è brava quanto un uomo e fa lo stesso mestiere è bene che lo stipendio sia uguale, sono processi lunghi. Lo vedo su me stessa, la situazione si sta lentamente muovendo e quello che accadeva 25 anni fa non succede adesso, nonostante ciò siamo ancora lontani dalla meta».
Gianna Fratta: “Voglio essere chiamata maestra, la mia lotta comincia dalle parole”
Prima donna a dirigere i Berliner Symphoniker, oggi e giovedì sarà sul palco dell’Auditorium Toscanini









