Il gruppo di ricerca in Fisica applicata, dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, ha per la prima volta misurato i bias territoriali riferiti alle singole discipline di studio e ricerca, con un livello di dettaglio senza precedenti. I nuovi risultati ampliano le evidenze già emerse in uno studio del 2022, che si limitava ad affrontare il problema senza distinguere tra le diverse discipline. La ricerca è stata guidata dal Prof. Roberto Bellotti, da poco eletto nuovo rettore, compiendo un passo significativo nella comprensione e correzione degli effetti di condizionamento del territorio sulla valutazione delle università nelle classifiche globali.

La valutazione delle università

La tendenza a valutare le università, influenza sempre più investimenti e scelte formative degli studenti, ma i criteri utilizzati nei ranking per misurare le prestazioni delle singole università spesso non considerano adeguatamente l’impatto del contesto socio-economico sul rendimento degli atenei. La diversità delle condizioni di partenza crea un vantaggio competitivo per alcune università a discapito di altre, alimentando una sovrapposizione fuorviante tra la qualità intrinseca di un’istituzione e i benefici derivanti dal livello di sviluppo del suo territorio. In questo studio, i ricercatori del gruppo di Fisica applicata dell’Università di Bari, Loredana Bellantuono, Andrea Lo Sasso, Nicola Amoroso, Alfonso Monaco e Sabina Tangaro, guidati dal Prof. Roberto Bellotti, dimostrano che i bias territoriali non sono omogenei. Al contrario, le condizioni di sviluppo del territorio influenzano in modo specifico e differente i punteggi conseguiti nei ranking relativi a diversi campi del sapere.