Washington, 13 giu. (askanews) – Lo scontro tra Israele e l’Iran ha radici lontane, quello di questa notte è solo l’ultimo capitolo di una storia lunga decenni di minacce, ultimatum, guerre clandestine e attacchi di diverso genere. L’escalation del conflitto è avvenuta sfidando il monito di Donald Trump e sabotando di fatto i suoi negoziati con Teheran sul nucleare. La decisione di attaccare i vertici militare iraniani e i siti nucleari delle Repubblica islamica è stata presa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu lunedì scorso, quando ha chiamato il presidente americano Donald Trump, informandolo della sua intenzione suggerendo di evacuare il personale americano in Medio Oriente per il timore di ritorsioni iraniane. “L’Iran non deve prendere di mira gli interessi o il personale americano”. È il monito lanciato dal segretario di Stato americano Marco Rubio precisando che si tratta di un’azione unilaterale di Tel Aviv e che gli Stati Uniti non sono coinvolti negli attacchi contro la Repubblica Islamica.

Il rappresentante dell’Iran presso le Nazioni Unite a New York, ha condannato fermamente gli attacchi israeliani chiesto l’immediata convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Da tutto il mondo si moltiplicano gli appelli alla de-escalation del conflitto.