Roma, 13 giu. (askanews) – Slow Food Italia chiede al Governo e alla Commissione Europea di fermare immediatamente la commercializzazione e la produzione di glifosato e di vietarne l’utilizzo dopo la pubblicazione dello studio condotto nel corso di 10 anni di lavori dal Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna su Environmental Health, che dimostra una correlazione tra il glifosato e l’insorgenza di alcuni tipi di cancro.
Nello studio, a cura di Simona Panzacchi ed Eva Tibaldi con Philip J. Landrigan, Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli, si legge che “il glifosato e gli erbicidi a base di glifosato, a livelli di esposizione corrispondenti alla cosiddetta ‘dose giornaliera ammissibile’ e a quella che viene definita ‘dose senza effetto avverso osservabile’ in Ue, hanno causato aumenti dose-dipendenti nell’incidenza di numerosi tumori benigni e maligni nei topi di entrambi i sessi” e “sono stati osservati insorgenza precoce e mortalità per diversi tumori”.
Questo studio conferma dunque i timori espressi dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancroi che nel 2015 aveva definito l’erbicida come “potenzialmente cancerogeno”. Invece, ricorda Slow Food Italia, “per la Commissione Ue non presenta rischi significativi per la salute, al punto da averne autorizzato, dopo un iter travagliato, l’uso per altri dieci anni. Un diserbante usato non solo per sconfiggere l’erba ma anche, in alcune zone del mondo, per essiccare il grano e poterlo cogliere più precocemente; una sostanza che impoverisce i suoli e inquina le falde acquifere. Un veleno che ritroviamo nel cibo, nell’aria e nell’acqua”.






