Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Qualche suo atteggiamento sembra già indicare che la Chiesa con lui potrebbe tornare sui giusti binari della tradizione

Per Ezra Pound «il tempio è sacro perché non è in vendita». Eppure quanti hanno cercato e oggi cercano di svendere la sacralità del rito nella misera sciatteria del contemporaneo. Nel quotidiano le poche immagini di un Leone XIV che invita, anzi piuttosto ordina, di casomai scherzare con i fanti, ma lasciando stare i santi durante l'udienza generale in Piazza San Pietro, nella quale ai vescovi è offerta la possibilità di salutare il nuovo Papa. Con tanto di «baciamano», tradizione contestata, ma dalla quale l'inquilino del Vaticano non sembra voler rifuggire. Tra di loro anche monsignor Giancarlo Vecerrica, il vescovo emerito di Fabriano-Matelica che si è presentato a Sua Santità con un copricapo a dir poco strambo. Nulla a che vedere con quelli insoliti, ma dalle meravigliose fogge tradizionali e rituali di alcuni cardinali nei giorni del conclave. Questo era qualcosa di mezzo tra il berretto bianco di un pescatore, quello di un muratore al lavoro in cantiere o d'un campeggiatore in vacanza d'agosto. Guardare le immagini su internet per credere. Qualche parola, un attimo di gelo e poi l'eloquente richiesta di toglierlo, per indossare lo zucchetto previsto dall'etichetta ecclesiastica. Un piccolo, ma grande gesto. Dall'eloquenza chiara e che poco dovrebbe stupire chi conosce la meticolosa attenzione dedicata dagli agostiniani al rispetto delle forme e del rito. Ma anche una luce di speranza per chi vorrebbe rivedere un Cristianesimo più attento a quell'estetica del culto che non è inutile se si fa carne nella sua etica. Un farmaco all'ubriacatura post sessantottina delle chitarre sugli altari e dei preti in jeans, della pacche sulle spalle e del «tu» ai monsignori. Delle mozzette lasciate nell'armadio e della guerra alle calzature rosse che celebrano il sangue dei martiri.