Un elenco sterminato. Fondi a università, associazioni, ong. Dallo studio sulle soluzioni abitative migliori fino alla ricerca dedicata alle rotte degli avi. L’Europa finanzia l’universo immigrazionista a suon di milioni. Tanti, tantissimi. Dieci finiscono nel progetto del “Corano europeo”, ovvero un progetto di studio del testo sacro agli islamici per scoprire come abbia influenzato la cultura e la religione in Italia. La notizia del Corano Made in Europe è uscita ad aprile, grazie all’eurodeputata leghista Silvia Sardone. Ora la stessa Sardone, scartabellando tra le pieghe del bilancio di Bruxelles, ha scovato altri 27 milioni di euro destinati a studi su migranti, accoglienza e Ong. «È inaccettabile l’enorme impiego di fondi pubblici» attacca l’europarlamentare del Carroccio.

L’elenco è lunghissimo, e in gran parte attinge dal Consiglio europeo della Ricerca. Cinque milioni vanno all’università di Hannover, per finanziare uno studio su «come chiedere ai potenziali migranti in quale luogo si sentirebbero a casa». Tre milioni vanno a uno studio belga su «come riaprire un dialogo equo sulla migrazione». All’Università svizzera di Berna, invece, arrivano i soldi per studiare l’«influenza dei media sulla percezione dell’immigrazione da parte dei cittadini». Spostiamoci in Francia: all’ateneo di Lione vengono donati tre milioni di euro. Obiettivo: studiare le «soluzioni abitative innovative per l’inserimento dei migranti». Le case del futuro per gli extracomunitari, insomma. L’Inghilterra non è più in Europa, ma l’Università di Essex si prende i finanziamenti per studiare «l’uguaglianza per gli immigrati in cerca di lavoro».