Che direzione prenderanno i mercati dopo la violenta caduta e il parziale recupero? Il balletto di Trump sui dazi, sgraziato e imprevedibile, il suo impatto sull’inflazione e sull’andamento del ciclo economico, la posizione scomodissima della Federal Reserve — stretta tra il rischio di una recessione e la dinamica incerta sui prezzi al consumo — rendono la risposta assai complicata. Si può tuttavia tentare un ragionamento su quali aree del mercato abbiano maggiori chance di ripresa, quando i listini usciranno dal pantano di un’incertezza che ha raggiunto ormai livelli anomali. Non basta mettere a fuoco le Borse che sono scese di più dal 19 febbraio, il picco massimo raggiunto da Wall Street. A conti fatti, da quel momento, gli investitori della zona euro che non si erano protetti dal rischio di cambio hanno perso tra lo 0,7% delle azioni tedesche e il 20% e oltre dei titoli tecnologici americani, capitanati dalle Magnifiche 7: Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia, Tesla. Qui serve una precisazione: i prezzi del Nasdaq sono scesi poco più del 10% dal record di febbraio, ma il deprezzamento del biglietto verde ha aggravato le perdite di chi investe in euro.