È sicuramente capitato a tutti voi - qualunque sia la professione - di avere un collega non particolarmente profumato e un po’ puzzolente. Anzi, proprio fetido. Uno di quelli il cui tanfo preannuncia il suo arrivo e poi resta nell’aria anche dopo la partenza; uno di quelli che, soprattutto ora che fa caldo, tende a creare il vuoto attorno a sè infestando stanze, ascensori, bagni; uno di quelli allergici alla doccia e al sapone che, anziché lavarsi, pensa di annullare l’odore coprendolo con litri di profumo, e così crea un lezzo nauseabondo. Da incubo. Succede ovunque (purtroppo) e se non vi è mai capitato forse è ancora peggio: il maleodorante potreste essere voi e nessuno ve lo ha detto.

La fastidiosa situazione, di solito, produce tensioni, disagi, contrasti e dubbi amletici: il puzzone va affrontato direttamente con il rischio di ferirlo? Oppure bisogna cercare di fargli capire il problema con un giro di parole? O, ancora, è meglio rivolgersi direttamente all’azienda chiedendo che sia lei a intervenire? A Mestre, nel Palazzo della Provincia di Venezia, hanno optato per quest’ultima opzione. E le lamentele - non poche, almeno una decina - sono arrivate direttamente a Nicola Torricella, direttore del dipartimento. Il quale, lo scorso 5 giugno, ha inviato una circolare ai dipendenti chiedendo loro di lavarsi di più perché il cattivo odore, in quegli uffici, non è più tollerato.