“I film Marvel? Li vado a vedere tutti, ma rimangono in superficie, non trasmettono emozioni”. James Cameron pare toccarla piano. E a dire il vero lo fa pure con distinguo e grazia. Ma dopo una lunga e articolata masterclass organizzata dal Museo del Cinema di Torino, dove l’atto creativo primigenio dei suoi bozzetti, disegni, schizzi per il suo cinema viene analizzato nei più corpuscolari dettagli, la distanza critica dall’MCU diventa una specie di naturale catarsi. “Io sono un fan dei fumetti Marvel e DC, di Batman, Superman e Hulk. Anch’io quando ero giovane negli anni settanta ero un outsider, un antiestablishment, ma oggi la Marvel è un’industria enorme, e i loro supereroi sono diventati una specie di pantheon”, spiega Cameron in collegamento da Wellington, Nuova Zelanda.

“Il punto però è che faticano ad umanizzare questi personaggi, a farli sentire nel profondo. Tutta l’operazione MCU sta andando nella direzione dei film “carini”. Per carità sono bei film non voglio sminuirli, il mio preferito peraltro è Spiderman, ma rimangono in superficie, non trasmettono emozioni. Non sto dicendo che le mie opere sono migliori delle loro, ma tutto quello humor crea distanza tra il personaggio e lo spettatore”. Cameron ricorda un dialogo avuto con Guillermo del Toro. Il regista di Hellboy gli avrebbe detto: “Ehi little Jim, ma non hai nessuna ironia (nei film che fai ndr)!”; e lui: “Sì, lo so e lo faccio apposta. Io voglio che il pubblico pianga, ma i supereroi Marvel ti fanno piangere?”. Insomma il blitzkrieg di Cameron verso l’universo Marvel è uno di quei celebrity match che fa deflagrare ogni possibile bon ton ai piani altissimi del box office di tutti i tempi. Lassù, infatti, al primo posto degli incassi mondiali c’è Avatar poi al secondo Avengers: Endgame della Marvel, poi terzo e quarto – Avatar 2 e Titanic – sono ancora appannaggio del 70enne ragazzone canadese.