La famiglia di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato ingiustamente in Venezuela ormai sette mesi fa, ha chiesto a scrittori, intellettuali, artisti di scrivere una lettera ad Alberto. "Quando tornerà a casa gliele faremo leggere tutte". Repubblica oggi pubblica alcune di queste lettere.

Caro Alberto Trentini, non ti conosco ma di persone come te ne ho conosciute tante in giro per il mondo. Donne e uomini che non si accontentano di dedicare il loro breve tempo mortale solo a sé stessi ma intendono donarlo anche agli Altri, gli Altri nel senso più esteso ma allo stesso tempo concreto di questa parola. Il Sale della Terra, vi chiamano, ed è la più giusta delle definizioni. Non conosco nemmeno il luogo dove sei chiuso, né come stai, come non lo sa chi ti vuole bene. Ma la tua lontananza dal mondo in cui vivo non significa che tu mi sia estraneo. Tantomeno che tu sia scomparso. Nessuno è mai scomparso per chi lo aspetta a casa, perché la vita è fatta di reti di amore, solidarietà, cura e coraggio che intrecciano tra loro gli esseri umani e che sono più forti di ogni assenza, di qualsiasi lontananza. Quindi tu non sei scomparso, caro Alberto, né sei lontano. Sei qui, tra noi.