Come uno schiaffo in faccia. Quando la dietologa gli aveva detto che stava rischiando la vita, per la prima volta si era reso davvero conto della sua condizione. E del suo peso. “Non sono mai stato magro e ho sempre avuto un rapporto conflittuale con il cibo”, racconta Beppe Macheda, classe 1980, di Torino, oggi consigliere dell’Associazione Amici Obesi: “Fino ai 37 anni ero riuscito a controllare il peso senza troppa fatica, poi qualcosa è cambiato: il peso è andato fuori controllo e ho smesso di salire sulla bilancia. Anche guidare era diventata un'agonia perché era difficile stare tante ore in macchina: non riuscivo a stare seduto, mi facevano male le gambe, le articolazioni. Insomma, ho cominciato a sentire che il mio corpo non era più in salute. Quando la dietologa mi disse che ero arrivato a 185 chili, rimasi incredulo. Io non mi ero mai percepito così grande, neanche quando mi rivedevo nelle foto”.

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30 Maggio 2025

La voglia di farcela da solo

A preoccupare la dottoressa non era il peso in sè, ma il fatto che quei chili “pesassero” sulle articolazioni, sugli organi interni, sul rischio di diabete. Beppe era giovane e non aveva ancora sviluppato patologie legate all’obesità, ma bisognava intervenire. Gli aveva consigliato l’intervento bariatrico, ma l’idea lo spaventava. “Non conoscevo nulla di questa malattia che è l’obesità, né della possibilità di intervenire con la chirurgia. Ero scettico e anche un po’ orgoglioso: pensando che ce l’avrei fatta da solo, e invece di informarmi ho perso tempo”.