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Riceviamo e pubblichiamo una missiva di un militare che preferisce rimanere anonimo arrivata al Giornale
Essere Carabiniere oggi significa molto più che indossare un’uniforme. Significa scegliere ogni giorno di stare dalla parte della gente, non per gloria, non per riconoscimenti, ma per una profonda coerenza tra ciò che si è, ciò che si dice e ciò che si fa. La tragica uccisione del Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie, questa mattina a Francavilla Fontana (Brindisi), in contrada Rosea, lascia senza fiato. Era in servizio all’alba, nel suo ultimo giorno di lavoro, intervenendo durante un controllo dopo una rapina alla periferia della città. È stato ucciso durante uno scontro a fuoco. Domani sarebbe andato in pensione, dopo quarant’anni di servizio. Questo rende il suo sacrificio ancora più profondo, più ingiusto, più toccante.
Dentro ogni Carabiniere c’è l’amore per la propria Istituzione, per l’Amministrazione che rappresenta. Stare al lavoro anche 12, 13, 14 ore al giorno non è vissuto come un sacrificio, ma come un dovere naturale, una scelta convinta. Anche quando stare lontano dagli affetti più cari pesa, anche quando la famiglia — che ci sta accanto e ci sostiene — avrebbe bisogno di più tempo con noi.







