Una notte tranquilla. In quel “posto bello” sognato per giorni, come ha raccontato la madre Alaa al-Najjar a Repubblica, bello perchè “non ci sono le bombe”. Ha dormito e riposato Adam, il bambino di 11 anni, diventato suo malgrado vittima delle sofferenze di tutti i piccoli che vivono nella Striscia di Gaza e rischiano la vita ogni giorno, a causa dei bombardamenti. Adam è l’unico sopravvissuto della sua famiglia insieme con la mamma: i suoi nove fratelli e sorelle, di età compresa tra 12 anni e sei mesi, sono morti dopo il raid che ha raso al suolo la sua casa a Khan Younis il 23 maggio scorso. E anche il padre Hamdi, medico come la moglie, è morto nei giorni successivi al bombardamento, a causa delle ferite riportate.

Adam e la madre sono arrivati nella tarda serata di ieri, 11 giugno, all’aeroporto militare di Linate, a bordo di un C-130 dell’Aeronautica militare: con lui anche tre bambini che sono stati trasportati nella notte, a bordo di ambulanze arrivate dal Piemonte, al Regina Margherita di Torino. E poi Asel, ragazzina di 15 anni arrivata in Italia con il padre e la sorella minore (il fratello, maggiorenne, è invece rimasto nella Striscia) che ha un trauma polmonare e un’infezione, ed è stata trasferita al Policlinico di Milano. E Nehal, 12 anni, il caso più grave: accompagnata dai familiari, è stata trasportata a Bergamo, al Papa Giovanni, che è Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello anche per i casi pediatrici, e dovrà essere trattata per numerose fratture e danni agli organi interni.