L’intervento è stato a fine settembre, e dopo qualche giorno il bambino è tornato alla sua quotidianità fatta di lezioni in inglese, in un istituto privato internazionale la cui retta è coperta da un donatore anonimo, e terapie in ospedale tre volte alla settimana, al braccio operato e alla vista anch’essa danneggiata dall’esplosione.

È la nuova vita di Adam, l’11 enne figlio della pediatra Alaa al-Najjar divenuto il simbolo della tragedia vissuta dai bambini nella Striscia, lui che dopo un raid che ha colpito la sua casa a Khan Younis ha perso i nove fratelli e il papà: “Sta piano piano uscendo dal tormento di una vicenda drammatica. Stiamo cercando di alleggerirgli al massimo questo peso, è stato curato in modo eccellente al Niguarda — racconta l’assessore al Welfare Guido Bertolaso — È molto contento e sta imparando l’italiano. Credo che stia recuperando la serenità che tutti i bambini devono avere. Il programma prevede che rimanga a Milano fino alla fine dell’anno scolastico, dopodiché saranno lui e la madre a decidere se restare in Italia o no”.

Adam è uno dei 25 minori provenienti dalla Striscia finora presi in carico dalla Lombardia e curati negli ospedali regionali: a loro, entro fine mese, si dovrebbero aggiungere altri quattro piccoli, con un nuovo arrivo che vedrà ancora in campo l’Areu, l’Agenzia regionale per l’emergenza-urgenza, che dopo l’arrivo dei voli con a bordo i bambini e le loro famiglie (supportate da Progetto Arca, che ha siglato una convenzione con la Regione e con la campagna ‘Mai soli’ finora ha raccolto quasi 100 mila euro) si occupa della prima accoglienza e del trasferimento nelle strutture sanitarie.