La protesta contro i tagli del governo alla ricerca e alle università e la mobilitazione contro il precariato universitario - che solo alla Federico II di Napoli vede in bilico oltre 600 giovani ricercatori - hanno fatto irruzione ieri all’inaugurazione delle Giornate dottorali congiunte organizzate dalla Normale di Pisa e dalla Scuola Superiore Meridionale. Un appuntamento accademico, un momento di scambio scientifico e organizzativo che però ha dato voce alla protesta. Due dottorandi, Flavia Volpe della Scuola Superiore Meridionale e Claudio Maggi della Normale, hanno letto un documento scritto a nome di tutti i dottorandi al loro primo passo della carriera universitaria, ma quel passo rischia di sprofondarli nell’incertezza. Il dottorato rischia di essere, spiegano, «una strada senza uscita». «Non sappiamo dove saremo tra 3 o 4 anni», dicono, ma di certo senza un aumento degli investimenti in università e ricerca, senza che si interrompano tagli e decurtazioni al fondo di finanziamento ordinario delle università, «il sottofinanziamento continuerà a compromettere la funzione democratica dell’università». Le nuove leve della ricerca si schierano al fianco di tutti i precari dell’università: «La loro battaglia è anche la nostra». E lo fanno dopo aver chiesto la parola al responsabile della Scuola Superiore Meridionale Arturo De Vivo e al direttore del dipartimento di Studi umanistici della Federico II, nonché coordinatore del dottorato della SSM, Andrea Mazzucchi.