Quattro piani di scale, la biblioteca è un salone spazioso, i soffitti altissimi, la luce entra da una parete a vetri, affacciata sui cortili dell’università e sulla torre Velasca. I tesori più reconditi della Statale sono però dietro una seconda porta, blindata, quasi invisibile tra gli scaffali: immette in una serie di stanzette, una dietro l’altra, come un lungo cunicolo, pareti gialline, spazi angusti, scenario harrypotteriano: qui è conservata una collezione di 1.400 papiri in greco, un centinaio in ieratico e demotico (antiche lingue egiziane), altri in copto e in arabo, databili fra il III° secolo avanti Cristo e IX° dopo Cristo, oltre a 200 ostraka (frammenti di cocci scritti) e un rarissimo osso che porta oscure maledizioni. E poi, soprattutto, c’è il Papiro di Posidippo.