Quattro piani di scale, la biblioteca è un salone spazioso, i soffitti altissimi, la luce entra da una parete a vetri, affacciata sui cortili dell’università e sulla torre Velasca. I tesori più reconditi della Statale sono però dietro una seconda porta, blindata, quasi invisibile tra gli scaffali: immette in una serie di stanzette, una dietro l’altra, come un lungo cunicolo, pareti gialline, spazi angusti, scenario harrypotteriano: qui è conservata una collezione di 1.400 papiri in greco, un centinaio in ieratico e demotico (antiche lingue egiziane), altri in copto e in arabo, databili fra il III° secolo avanti Cristo e IX° dopo Cristo, oltre a 200 ostraka (frammenti di cocci scritti) e un rarissimo osso che porta oscure maledizioni. E poi, soprattutto, c’è il Papiro di Posidippo.
I versi di Posidippo, riscoperti dopo 2.400 anni nell'involucro di una mummia: i papiri tra i tesori della Statale
Dietro la Biblioteca, l’ateneo custodisce una collezione di 1.400 papiri che sabato 14 giugno saranno visibili al pubblico. Il più prezioso, ricostruito come un puzzle, fu acquistato nel 1992







